Due proposte, stessa cifra richiesta, stessa durata. La prima ha una rata leggermente più bassa. Quasi tutti scelgono quella. E in un numero sorprendente di casi è la più cara, a volte di parecchio. Il confronto tra offerte di credito è uno degli esercizi in cui l’intuizione porta più fuori strada, e il motivo è che il numero su cui l’attenzione si posa naturalmente — la rata — è quello che dice meno.
TAN: quello che quasi tutti guardano
Il tasso annuo nominale esprime il costo del solo interesse applicato al capitale. È utile per capire il meccanismo del finanziamento, ma è profondamente incompleto come strumento di confronto, perché non comprende nessuna delle voci che si aggiungono al prestito e che spesso pesano più degli interessi stessi.
Spese di istruttoria, costi di incasso rata, imposta di bollo, oneri assicurativi obbligatori: sono tutte voci esterne al tasso nominale. Due proposte con TAN identico possono avere costi complessivi lontanissimi.
TAEG: l’indicatore da usare
Il tasso annuo effettivo globale nasce esattamente per risolvere questo problema. Esprime il costo totale del credito su base annua, comprensivo delle spese obbligatorie per ottenerlo. È l’indicatore che la normativa impone di comunicare al consumatore e l’unico che consente un confronto omogeneo tra proposte diverse.
Va usato però con un’avvertenza: il TAEG è confrontabile solo a parità di importo e durata. Confrontare il tasso effettivo di un finanziamento a trentasei mesi con quello di uno a ottantaquattro non dice quale sia più conveniente in termini di esborso complessivo, perché la durata cambia radicalmente il totale degli interessi pagati.
La regola operativa è quindi doppia: si confronta il TAEG a parità di condizioni e si guarda l’importo totale dovuto, che è il numero che indica quanto si restituirà davvero. Materiale divulgativo indipendente su questi indicatori è pubblicato dalla Banca d’Italia.
Le voci accessorie che spostano il conto
Alcune coperture assicurative sono obbligatorie per legge in determinate forme di finanziamento, altre sono facoltative e vengono proposte in fase di sottoscrizione. La distinzione è tutt’altro che formale: le prime rientrano nel calcolo del tasso effettivo, le seconde solo se imposte come condizione per l’erogazione.
Vale la pena chiedere esplicitamente quali coperture siano obbligatorie, quali facoltative e quale sia il costo di ciascuna. Una polizza accessoria non necessaria può incidere sensibilmente sul costo complessivo senza comparire nel confronto tra tassi che si sta facendo mentalmente.
Esiste poi un limite superiore invalicabile: la normativa antiusura fissa soglie trimestrali oltre le quali il tasso applicato è illegittimo. La legge di riferimento è consultabile in Gazzetta Ufficiale, mentre le soglie in vigore sono pubblicate periodicamente dalle autorità competenti.
Il documento che rende tutto più semplice
Prima della sottoscrizione ogni intermediario è tenuto a consegnare un prospetto informativo standardizzato che riporta importo, durata, TAN, TAEG, importo totale dovuto e dettaglio delle spese. È un documento pensato proprio per il confronto, perché ha la stessa struttura per tutti gli operatori.
Metterne due affiancati e leggere le stesse righe nello stesso ordine è il modo più rapido ed efficace per capire quale proposta conviene. Richiede dieci minuti e non richiede alcuna competenza tecnica particolare.
Durata: la variabile che pesa più di tutte
A parità di tasso, la durata e ciò che determina il costo complessivo di un finanziamento. Allungare il piano di rimborso riduce la rata in modo immediatamente percepibile e aumenta il totale degli interessi in modo molto meno visibile, perché quell’aumento e distribuito su anni.
Un esercizio utile e chiedere la stessa proposta su due durate diverse e confrontare gli importi totali dovuti. La differenza sorprende quasi sempre, e rende evidente che una rata più bassa non e un risparmio ma un rinvio, spesso costoso.
Questo non significa che la durata più breve sia sempre la scelta giusta. Una rata insostenibile e un rischio concreto e vale più di qualche punto di costo aggiuntivo. Il criterio corretto e scegliere la durata più breve compatibile con un margine di sicurezza sul bilancio mensile, non la più breve in assoluto ne la più comoda.
Il rimborso anticipato
Un aspetto che entra raramente nella valutazione iniziale è che cosa succede se si decide di chiudere il finanziamento prima della scadenza. La normativa riconosce al consumatore il diritto all’estinzione anticipata e alla riduzione del costo complessivo del credito per la parte non goduta, entro i limiti e con le modalità previste.
Verificare in anticipo le condizioni applicate e l’eventuale indennizzo dovuto è utile, soprattutto per finanziamenti di durata lunga: le probabilità di volerlo chiudere in anticipo, nell’arco di dieci anni, non sono trascurabili.
Gli errori ricorrenti
Il primo è ragionare sulla rata invece che sul costo totale. Il secondo è allungare la durata per abbassare la rata, senza rendersi conto che il totale restituito cresce in modo più che proporzionale. Il terzo è sottoscrivere prodotti accessori senza averne verificato l’obbligatorietà. Una rassegna più ampia delle trappole ricorrenti si trova nell’approfondimento su gli errori da evitare quando si chiede un prestito, che raccoglie i casi più frequenti.
Il quarto, meno intuitivo, è presentare più richieste contemporaneamente a intermediari diversi: ogni domanda lascia traccia nei sistemi di informazione creditizia e una sequenza ravvicinata peggiora la valutazione complessiva. Altri contenuti su gestione del denaro e consumi consapevoli sono raccolti nella sezione dedicata di questo sito.
In sintesi
Tre numeri, in quest’ordine: TAEG a parità di importo e durata, importo totale dovuto, elenco delle spese obbligatorie. Il resto — la rata, il tasso nominale, la rapidità dell’erogazione — sono elementi utili ma secondari. Chi confronta in questo modo sceglie con cognizione di causa; chi guarda solo la rata sceglie quasi a caso.
